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All’Hangar Bicocca della fondazione Pirelli invitati da Class con i numeri uno dell’economia italiana per parlare di Made in Italy. Un parterre de rois capace di raccogliere nell’Agorà by Rota l’Italia che produce: in una sola sala circa un quarto dell’intero prodotto intero lordo nazionale, per un totale di un milione di posti di lavoro creati nel Belpaese. Mentre Sergio Marchionne, Marco Tronchetti Provera, Diego Della Valle e Brunello Cucinelli si accomodavano sulle innovative Natuzzi Revive, nuova frontiera di un prodotto italiano che ambisce ad essere non solo artigianale, ma anche sempre più avveniristico e utile al benessere umano, è spettato a Pasquale Natuzzi l’onere e l’onore di raccontare una storia tutta Made in Italy.

La storia che racconta come usando la pelle, con le sue caratteristiche di colore, odore e morbidezza, per avvolgere divani dal design innovativo e dall’individualità unica e irripetibile, Pasquale Natuzzi ha trasformato il suo piccolo laboratorio artigianale nella più grande casa di arredamento italiana. La nostra storia, quella dell’unico player globale nel settore, con 461,4 milioni di euro fatturati nel 2014, sette stabilimenti produttivi, 1.130 punti vendita nel mondo, 12 uffici commerciali, 5.300 collaboratori, stabilimenti produttivi in Italia, Romania, Cina e Brasile.

Una storia che Pasquale Natuzzi ha riassunto in una metafora, quella dell’albero. Dal tacco (d’Italia) alla punta (l’alto di gamma che rappresenta nel settore), questa storia prende le mosse da Taranto nel 1959, dove assieme a tre collaboratori Pasquale Natuzzi inizia a produrre divani e poltrone per il mercato locale. Ma è nel 1972 che definisce la sua attività imprenditoriale, fondando la Natuzzi Salotti e trasferendola a Santeramo in Colle, nel cuore della Murgia, dove ancora oggi ha sede il quartier generale del gruppo.

«Crescere in Italia e imporsi all’estero erano i nostri obiettivi, allora», ricorda Pasquale Natuzzi. Obiettivi che per diventare realtà necessitavano di una capacità tanto preziosa quanto difficile da acquisire: quella di riproporre in scala industriale una produzione tipicamente artigianale e si specializza nella pelle, realizzando nuovi modelli in stile casual-chic, disponibili in un’ampia gamma di colori e funzioni. Solo industrializzando la scala di un processo ancora autenticamente artigianale è stato possibile esportare divani di squisita fattura e dalla linea contemporanea, che riflettono appieno le tendenze dei mercati esteri e incontrano il favore dei consumatori del Nord America, senza mai rinnegare le radici. Il successo arriva prorompente e l’azienda pugliese conquista in pochi anni la leadership mondiale, diventa un modello vincente, con numerosi tentativi di imitazione, e nel 1993 decide di quotarsi, fatto più unico che raro in quegli anni per un’azienda italiana, non a Piazza Affari ma a Wall Street, il sancta sanctorum della finanza planetaria.

Dopo 57 anni Natuzzi è un gruppo solido, un grande albero con le radici ben salde in Puglia, musa ispiratrice che da sempre anima e identifica il marchio, e i rami, diffusi in tutto il mondo, che gestiscono il brand Natuzzi e due linee di prodotto destinate a target distinti, Natuzzi Italia e Natuzzi Editions. L’associazione all’albero che Pasquale Junior Natuzzi recupera dai racconti del padre non è casuale: «Il filo conduttore di tutta la nostra attività è rappresentato dal rispetto per l’ambiente. Le nostre fabbriche italiane sono immerse nel verde della Murgia, non abbiamo ciminiere e l’intera produzione viene realizzata con l’energia solare prodotta da 21mila moduli fotovoltaici installati sui tetti degli stabilimenti. Siamo state tra le prime aziende del settore a ottenere la certificazione ambientale ISO 14001 e tutti i materiali che utilizziamo sono tracciabili e certificati, a partire dal legno proveniente da foreste gestite in modo responsabile», sottolinea l’imprenditore. «Crediamo molto nell’etica, nella legalità, nella trasparenza, nella realizzazione di prodotti ecosostenibili: questi valori sono fondamentali, prima come adesso, e si ritrovano tutti nei nostri prodotti, nell’azienda e nelle persone che ci lavorano».

Anche l’offerta di prodotto negli anni si è ampliata notevolmente, ha spiegato Pasquale Natuzzi nell’evento dedicato al Made in Italy voluto da Class. Ai divani in pelle, asset fondamentale per Natuzzi, si sono aggiunti nuovi rivestimenti in tessuto e microfibre di altissima qualità. Completano la gamma coffee table, tappeti, lampade e accessori per la zona living e ancora letti e mobili per la zona notte e tavoli per la zona pranzo. La collezione rispecchia il DNA del brand, che si fonda sul concetto di armonia. Un’armonia tra oggetti, un’armonia da vivere in casa, che fa di Natuzzi un «Harmony Maker. Quello che esportiamo, insomma, non è solo un prodotto italiano, ma una vera e propria Italian way of life»

Natuzzi è oggi il brand del settore arredamento più conosciuto a livello globale fra i consumatori di beni di lusso, secondo una ricerca indipendente (Ipsos/Lagardere). E lo è grazie ad una sfida vinta: la sfida del Made in Italy che non teme la globalizzazione.
«Abbiamo investito sull’apertura e lo sviluppo del retail, sulla riqualificazione degli stabilimenti produttivi in Italia, sull’apertura di fabbriche e uffici commerciali all’estero, sulla loro integrazione, sull’innovazione del prodotto e del processo produttivo», spiega Natuzzi. «È stato un percorso lungo e faticoso, soprattutto a causa del contesto macroeconomico sfavorevole, che ha messo a dura prova tutto il settore dell’arredamento, a cui abbiamo destinato oltre 600 milioni di euro e che oggi inizia a dare i primi risultati». Nei primi sei mesi del 2015, infatti, il gruppo ha continuato a espandere la propria catena retail sia negli Stati Uniti sia in Asia, dove le vendite sono cresciute rispettivamente del 20,2% e del 22,4%, grazie all’apertura di nuovi negozi. «Gli Stati Uniti e l’Asia, la Cina in particolare, sono mercati che ci regalano grandi soddisfazioni. Ecco perché prevediamo l’aperura di nuovi negozi in queste aree nel biennio 2016-2017. Consapevoli di avere una grossa responsabilità: quella di rappresentare l’eccellenza italiana nel settore arredo e design, esempio di creatività e innovazione apprezzata in tutto il mondo »